da
Informazione Corretta (www.informazione corretta.com)
Cari
amici, sapete bene che queste cartoline sono attratte dalla stupidità
come da null'altra cosa. Mi perdonerete dunque se vi racconto una
sciocchezza piramidale. Dovete sapere che a Vienna esiste un
"Institute for Economics & Peace", il quale ha come
scopo principale di "forge relationships between peace, business
and economics working in partnership with international business
alliances, government, academics, NGO and others". Geniale, no?
Forgiare relazioni fra la pace e gli affari"? Come fanno "gli"
affari, quelli che si fanno in borsa o al mercato a mettersi in
rapporto con "la" pace, entità astratta e piuttosto rara
nella vita, come sapevano i romani che decisero – racconta Svetonio
- di chiudere il tempio di Giano durante i periodi di pace e non lo
fecero mai fino all'avvento di Augusto, genio delle relazioni
pubbliche? E che c'entra il "lavoro dell' economia"?
Lasciamo andare.
Ora dovete sapere che questo fantastico istituto
di tuttologia comparata, in pratica, si limita a pubblicare
ogni anno un "indice della pace", naturalmente in inglese:
un Global Peace Index, che è perfettamente all'altezza della sua
autodefinizione. La mania delle classifiche è particolarmente
dilagante, ma a me sembrava che, come non si può essere un poco
incinte, non si può neppure essere un po' in guerra, e dunque
classificare chi è più o meno in guerra è un esercizio futile. E
invece no. Nel Global Peace Index i 144 paesi del mondo sono
ordinatamente classificati per la loro pacificità o bellicosità, a
partire da indici come la popolazione, la posizione delle donne, la
disponibilità di armi di distruzioni di massa, il numero di
carcerati e quello di laureati, il grado di libertà delle elezioni,
insomma di tutto un po'. Sicché da questa classifica potete sapere
per esempio chi è il paese più pacifico del mondo (quest'anno la
Nuova Zelanda), se sia più pacifica l'Italia o la Spagna (la Spagna,
e anche di una decina di posizioni, nonostante l'Eta; ma non
chiedetemi perché), se l'Estonia o il Vietnam (l'Estonia, ma di
poco, mah!).
Bene, sapete che posizione ha Israele nella
classifica dei nostri soloni austriaci? Non buona, è chiaro: è
esattamente centoquarantunesimo, cioè quartultimo, seguito solo di
Somalia, Afganistan e Iraq. Voi direte: è la conseguenza
dell'operazione Piombo Fuso. E invece no, perché nel 2008 Israele
era al numero 136 su 140 e nel 2007 al numero 119 su 121: sempre in
fondo. Sopra di lui quest'anno stanno luoghi ideali come il Sudan, il
Congo, il Ciad, il Zimbabwe, insomma posti dove si muore a milioni.
Lo Sri Lanka dove si è appena conclusa una sanguinosissima guerra
civile, è venti posizioni più su, vicino al Myanmar, cioè la
Birmania in piena dittatura militare. Haiti, uno dei posti più
pericolosi del mondo, secondo gli austriaci è ancora meglio, l'Iran
è addirittura novantanovesimo, quarantadue posizioni sopra Israele;
una durissima dittatura come la Siria, dove si combatte fra l'altro
una sotterranea guerra civile a forza di bombe nelle macchine e
arresti è a metà classifica, novantaduesima, non così distaccata
da un posto civile come il Brasile (ottantacinquesimo) e dagli Stati
Uniti (ottantaduesimi), i quali a loro volta sono molto classificati
come meno pacifici dell'Albania, della Cina (!) e del Burkina Faso,
per non parlare di Cuba (posto numero 68). Capite, Cuba fa parte
dell'élite dei posti pacifici! La smetto coi numeri e rinuncio anche
a commentare. Voglio solo dirvi come si chiama il sito del
brillante "Institute for Economics & Peace": Vision of
Humanity. Già, visioni.
PS
non
ci sono parole